Il cloud e l’IOT per andare oltre il concetto di semplice videosorveglianza

Negli ultimi 15 anni il mondo della videosorveglianza è cambiato molto, le telecamere sono diventate
sempre più smart cominciando a integrare diverse tecnologie per diventare allo stesso tempo anche più
intelligenti.
È di pochi giorni fa la notizia del furto high-tech a Venezia , dove alcune persone durante una
rassegna hanno rubato gioielli dal valore di decine di migliaia di euro, riuscendo a sottrarsi a tutte le
avanzatissime misure di sorveglianza.
“Una conoscenza tecnologica da parte dei ladri altamente sofisticata “dice la questura, perché in tutti
questi anni le telecamere non sono state l’unica cosa ad evolversi.
Proprio in risposta a questo tipo di problematiche, le telecamere devono passare dall’essere smart ad
essere intelligenti, riuscendo a integrare e analizzare dati da fonti diverse in modo da capire le situazioni e
effettuare azioni istantaneamente. Non parliamo di tecnologie astruse, ma di applicazioni già ampiamente
collaudate negli ambiti più disparati e che si inseriscono nel tanto discusso filone dell’IOT e dei Big Data.

In tutto questo c’è sempre un alleato di fiducia, il cloud, l’unica tecnologia che consente di andare oltre i
limiti fisici della video sorveglianza standard, spianando la strada a infinite opportunità di utilizzo.
Ma anche il cloud non è che il punto di partenza per una serie di ulteriori ottimizzazioni che vedono
nell’Edge Computing un modo per analizzare localmente i dati dal flusso video, con vantaggi in termini di
tempestività e autonomia.

Grazie a questa tecnologia è possibile, in breve, suddividere l’analisi rapida e real time del flusso dati (in questo caso il video, ma potrebbero rientrare anche diversi altri sensori) dall’analisi macroscopica dei big data che sarebbe delegata al cloud. In questo modo le videocamere risultano vere e proprie sentinelle pensanti, che conversano con una macchina cloud, in grado di avere un quadro completo.
Ad Utrecht, nella stazione centrale non solo le telecamere sorvegliano i parcheggi per le bici, ma esaminano
anche l’area in cerca di posti disponibili, mandando poi il segnale ad alcuni tabelloni che indicano eventuali
posti liberi.
In un case history del nostro partner Axis , si legge:

“In un impianto fotovoltaico, le telecamere termiche rilevano un oggetto che irradia calore vicino alla recinzione a sud-est, attivando i riflettori per illuminare l’area. Le telecamere di rete si avvicinano con uno zoom e un sorvegliante guarda i monitor per identificare la causa”

O ancora:

“Una donna esce di fretta dal negozio. Il personale controlla le immagini di sorveglianza tramite un’app per smartphone, per capire se l’uscita della cliente sia dovuta a eventi particolari ed eventualmente mandarle un aiuto”

Sono solo alcuni esempi concreti di come l’industria della sicurezza sia in cammino verso nuove applicazioni, in cui le telecamere sono soltanto gli occhi di un sistema più complesso e intelligente.

Allo stesso tempo dobbiamo fare tesoro di avvenimenti come il furto di Venezia accennato in questo
articolo, che ci ricordano che se da una parte la dematerializzazione porta ai vantaggi appena descritti,
dall’altra bisognerà lavorare costantemente per mantenere la sicurezza dei dati, perché anche i ladri non
tarderanno a diventare 2.0.